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Inaugurazione del campanile

da “L’Amico del Popolo” del 30 ottobre 1977
A Dogliola, una festa senza precedenti
Una nuova guglia di campanile orgoglio di un paese dell’Alto-Vastese
L’antica storia del feudo del «Giglio d’oro»
– La travagliata storia di una chiesa crollata, di un campanile diruto e delle campane mute a terra
– Oggi tutto e rinato
– Fervore di iniziative e gara di solidarietà
– I festeggiamenti per l’inaugurazione e lieti auspici per una ritrovata unità.
DOGLIOLA, ottobre – La piccola comunità di Dogliola ha vissuto momenti di grande ed intima gioia festeggiando, nei giorni 1 e 2 u.s., la consacrazione delle campane e la benedizione - inaugurazione del nuovo e moderno campanile.
Questo paesino dell’Alto-Vastese, climatico, a 454 m. slm, è situato su un colle del versante sinistro della bassa valle del fiume Trigno.
Anticamente chiamato «Giglio d'oro», se ne hanno notizie scritte a cominciare dal sec. XII; fu feudo delle famiglie Borruti, Sanfelice, Astolfo, D'Avalos, Barone, Mazzi, Caracciolo.
Come tanti paesi d'Abruzzo è colpito dall'emigrazione e conta appena 598 abitanti, tuttora dediti all'agricoltura ed a varie piccole attività commerciali ed artigiane, anche se oggi, favorito dalle vicine industrie di S. Salvo, conosce una positiva stasi dell'emigrazione e un periodo di ripresa in ogni settore di vita.
La Chiesa parrocchiale, anticamente denominata «Badia di S. Maria delle Grazie», rovinata irreparabilmente, cominciò a crollare negli ultimi anni del 1700, e già nel 1805 il popolo preferì edificare una nuova chiesa (l’unica esistente) sotto il titolo di S. Rocco, in stile moderno, a unica navata, con la volta ornata da quattro dipinti del pittore lancianese Nicola Sigismondi.
L'antica chiesa crollò definitivamente nel 1830, i ruderi dei muri perimetrali erano visibili ancora nel 1950.
Rimase in piedi solo il muro campanario, che ospitava due campane di cui la minore rotta dal lontano 22.5.1923 e mai riparata. Caduta la vecchia chiesa, con il tempo il vetusto campanile divenne pericolante e diruto, tanto che, per garantire l'incolumità dei cittadini, fu demolito dopo il '50 per ordine del Genio Civile di Chieti.
Le due campane furono lasciate per terra, abbandonate fra terriccio ed erbe, nel medesimo sito, popolarmente detto «lu cuastre», e sono rimaste in silenzio per 25 anni, con un disagio profondamente avvertito dall'intera, popolazione, residente e non residente.
Il problema del nuovo campanile era vivo nella coscienza popolare. Dopo vari tentativi, di cui il più serio risale al progetto dell'ing. Antonio Izzi di Vasto elaborato nel 1938 su richiesta dell'amministrazione civica di allora, venne avviato dal compianto Don Santo Lo Porto una pratica nuova fin dal 5.10.51, lunga e travagliata, presso la Cassa per il Mezzogiorno prima e il Ministero degli Interni dopo, e solo nel 1968, su disegni tecnici del Geom. Gennaro Stivaletta e Giuseppe Della Fazia, con ritocchi del Geom. Nicola Giammichele, egli poté affidare i lavori all'impresa Manfredo Masciulli di Palmoli, che abbatté la sagrestia adiacente la chiesa e iniziò la costruzione di un nuovo campanile, realizzando un rusticomprendente pianoterra più 3 piani fino a quota 15 m., a livello del tetto della chiesa, che non poté essere ultimato per mancanza di fondi. Il lavoro era stato opera del solo e coraggioso D. Santo, ma l'intera popolazione sentiva il problema del campanile. Tale interesse si riacutizzò con la venuta del nostro nuovo, giovane e dinamico Parroco, Don Bonifacio Mariani, nell’ottobre 1975. Egli è stato il principale animatore e propugnatore dell’opera. Nell’ottobre '76, sollecitato e incoraggiato dal popolo, si fece personalmente promotore del completamento murario e architettonico dell’opera, oltre che dei lavori di risistemazione delle campane. Costituì un Comitato pro Campanile, così composto: Sac. Mariani Bonifacio (Presidente), Frisco Antonio (Segretario -Economo), Alfini Ettore, Antenucci Carmine, Berardi Americo, Frisco Donato, Gabriele Carlo Giuseppe, Gabriele Enzo, Lavini Umberto, Petrosi llario, Stampone Luigi.
Il Comitato, con tenacia e attaccamento, ha coraggiosamente lavorato e condotto a termine il programma prefisso in meno di un anno, presentando un lavoro che appaga ogni aspettativa e di cui i Dogliolesi già vanno fieri.
Un apporto determinante è stato dato dal compaesano Dott. Ing. Fulvio Dino Catalano, il quale con entusiasmo e geniale intuito tecnico-architettonico ha saputo trasfondere nelle strutture ardite del campanile la coraggiosa ed ostinata volontà del popolo di fare quest'opera di alto valore religioso e civile.
L'ing. Catalano ha acquistato grande merito prestando gratuitamente il proprio lavoro professionale: sia il progetto del campanile, sia la direzione, attenta e quotidiana, dei lavori, affidati alla Società Carpentieri Ferraioli di Fresagrandinaria, la quale ha magistralmente realizzato sia le difficoltose strutture in cemento armato sia i lavori di completamento e di rifinitura, riconsegnando un lavoro solido e assai bello, unico nella zona.
Ma il protagonista eccezionale e principale di questa singolare vicenda è il Popolo, tutto il popolo di Dogliola che ha fortemente voluto il suo campanile, concorrendo più volte e generosamente a finanziarlo, partecipando di persona ai lavori, quando era necessario. I lavori compiuti per un ammontare di oltre 20 milioni, sono stati in toto dall’intera popolazione dogliolese. Ogni casa si è aperta, ciascuno ha dato il suo.
Il richiamo del Comitato, rivolto anche ai Dogliolesi emigrati in Italia e all' estero (oltre trecento lettere spedite ad altrettanti capifamiglia), ha suscitato dapprima stupore poi entusiasmo, ha fatto rifiorire antichi sentimenti sopiti e mai spenti, ha riallacciato antichi nodi, ha affratellato vicini e lontani in una nuova solidarietà: moltissime le offerte, molte le lettere, gli auguri.
Al popolo dogliolese residente, che stava vivendo una esperienza nuova, segnata da spirito cristiano e da nuova fraternità, cementato dall’unica forza capace di fare dei molti una cosa sola: la fede, si sono stretti parenti e amici lontani dal paese, di cui molti tornati per la festa.
Si è giunti così, con un entusiasmo ed una unione eccezionali, al giorno dell’inaugurazione, quando nella vasta piazza antistante la chiesa, tutta la popolazione, numerosa e festante, allietata dai bambini di Prima Comunione e da bambine ragazze donne vestite in caratteristi costumi abruzzesi, ha accolto S. Ecc. Mgr. Vincenzo Fagiolo, il vicario vastese Mgr. Sorge, il compaesano Mons. Mario Berardi e gli altri Sacerdoti della foranìa.
Subito ha avuto luogo in piazza (per la prima volta) la concelebrazione della Messa di Ringraziamento, con le parole omiletiche dell'Arcivescovo paterne commosse beneaugurati, con la processione offertoriale composta dai Comunicandi e dalle donne vestite in costume e recanti offerte proprie del paese: le «pacchianelle» e le «conche».
Alla comunione il sig. Piero Berardi ha letto una preghiera di ringraziamento e di supplica, con parole di fede, sobrie e toccanti, accompagnate dalla silenziosa devozione dell'assemblea. Quindi, al termine della Messa, il popolo si è recato sotto il campanile, mentre il Vescovo, i Sacerdoti, il Sindaco sig. Giuliano Giammichele, ed altri si recavano su di esso, nella cella campanaria, dove S. Ecc. Mgr. Fagiolo procedeva alla consacrazione delle campane (egregiamente lavorate e messe in opera da Marinelli di Agnone): alle sue prime parole, ai rituali rintocchi da lui dati, già molti piangevano.
Alle due campane precedenti, patrocinate da tutto il popolo per mezzo dei bambini di Prima Comunione, si è aggiunta una terza campana donata interamente dal sig. Ferdinando Gabriele di New York, maggior benefattore dell'opera, assente da 50 anni e appositamente tornato dagli USA.
Egli stesso, dopo la benedizione del Campanile, quale padrino ha data i primi rintocchi di inaugurazione, subita seguiti da uno scampanio nuovo e festoso accompagnato da spari, suono di banda, ma soprattutto dalla commozione dei presenti che si leggeva sul volto di tutti, sfogata nel pianta inarrestabile mista a uno scroscio festoso di applausi.
Momenti irripetibili, di gioia intima, di lacrime, in una piena di sentimenti antichi e nuovi. La Croce si slanciava alta nel cielo luminoso sui 32 metri del campanile.
E' subito seguita la tradizionale processione con la Madonna delle Grazie, S. Rocco e S. Luigi, resa bella e variopinta dai bimbi, dalle donne in costume recanti i doni sulla testa o in braccio, dal suono rinato delle campane, che ora si slanciavano libere a dare vita al campanile, gioia fiducia speranza ai cuori di presenti e di lontani. La compostezza e il silenzio di tutti svelavano la sete di assaporare questo miracolo, questa nuova armonia, fino a inebriarsene.
A conclusione, in piazza, hanno descritto ed evidenziato l'importanza e il senso dell'opera il Parroco, il Sindaco, il Prof. Felice A. Berardi e l'Ing. Catalano, procando nuove emozioni e lacrime.
Tutto è stato benedetto dal signore per mezzo del nostro Arcivescovo. I festeggiamenti sono continuati con musiche di banda ed orchestra, e con giochi popolari molto partecipati, che hanno coinvolto tante persone dando, incredibilmente, serenità e divertimento a tutti, affratellando nei giochi, divertendo (come mai era successo) bambini e anziani, uomini e donne. Festa del campanile, festa delle campane: dunque, festa del popolo.
«Le vecchie campane, accantonate e silenziose, sono tornate ad annunziare come sempre le liete e le tristi novelle, chiamando a raccolta tutti gli abitanti del paese, in preghiera attorno all'altare di Dio, nel Quale tutti fermamente crediamo e nel nome del Quale siamo stati tutti battezzati». E' una nuova primavera per la nostra piccola comunità, un nuovo cammino, pieno di speranza e di fiducia.
«Il campanile è una realtà, ma è anche un augurio: se è vero che attorno ad un campanile si mette su casa, uniti per la vita la morte e dopo, il Signore ci conceda di costruire il nostro cuore e tutta la nostra vita attorno a Lui, con Lui, guidati e benedetti dalla Madonna nostra Madre».





da “Vasto Domani” del 30 ottobre 1977
La Festa Del Campanile a Dogliola
DOGLIOLA, ottobre – Sulla piazza San Rocco, la mattina di sabato 1° Ottobre, sono giunti molti fedeli con largo anticipo all'appuntamento con l'Arcivescovo di Chieti S. E. Mons. Vincenzo Fagiolo e con Mons. Giovanni Sorge, Vicario Generale della Diocesi di Vasto e con i sacerdoti della forania.
Sul sagrato della chiesa Mons. Fagiolo ha dato l'avvio ai festeggiamenti con la celebrazione di una messa di ringraziamento è quindi la tradizionale processione con S. Luigi e la Madonna delle Grazie.
La seconda parte del quadro dei festeggiamenti è stata quella dei discorsi celebrativi iniziati dal giovane parroco Don Bonifacio Mariani il quale ha fatto la lunga storia della costruzione del campanile, iniziata dal compianto parroco Don Santo Lo Porto e poi interrotta per insufficienza di fondi.
L'iniziativa ripresa con giovanile vigore dal nuovo parroco e successore di Don Santo, ha trovato adesione costante di tutti e particolarmente di un vecchio emigrato negli Stati Uniti, il signor Gabriele Ferdinando che oltre a raccogliere i contributi in America ha offerto il suo di oltre 3.000.000.
Egli è tornato al suo paese natale insieme con la figlia e il genero assistendo dall'inizio alla fine alla grande manifestazione popolare svoltasi per il rito della consacrazione delle campane di cui una porta il suo nome inciso.
La validità del significato cristiano di questa cerimonia è stata al centro del non breve discorso tenuto dal sindaco di Dogliola. Non possiamo non ricordare la preghiera letta dal Dott. Piero Berardi ispirata a sentimenti cristiani che hanno formato quasi un luminoso inno di fede.
Ha tenuto quindi l'orazione ufficiale il noto conferenziere Prof. Berardi Felice Antonio, docente di dottrina dello Stato nella facoltà di Legge a Teramo.
L’oratore ha diviso la sua conferenza in due parti: la prima ad impostazione sociologico-filosofica, la seconda ad impronta sentimentale.
La celebrazione è culminata col discorso dell'Ing. Dino Catalano progéttista e direttore dei lavori mentre l’impresa è stata la Società Carpentieri e Ferraioli di Fresagrandinaria.
Ciò che va anche sottolineato è la giornata di sole che non ha fatto temere l'incostanza atmosferica dei giorni precedenti ed ha consentito lo svolgimento della manifestazione sotto un cielo limpido e sereno in cui si stagliava nitida ed austera la nuova torre campanaria che la generosità e la spontaneità del popolo hanno consentito di costruire anche per riaffermare che questo non è tempo di ateismo ma di fede nei valori cristiani.