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Memorie |
Festa del Grano
A Dogliola, piccolo paese dell'alto Vastese, nel giorno della festa di S. Rocco,
i devoti a questo Santo taumaturgo gli offrono ogni ben di Dio. La festa cade
in prossimità della mietitura, e per questo si possono ammirare trattori
addobbati con tantissime spighe di grano. Una volta si offriva solo grano, e
questo andava a coprire le spese della festa. I donatori si danno
appuntamento fuori del paese. Quando tutti sono presenti al raduno, si parte
in corteo accompagnati dalla banda per arrivare nella piazza antistante la
Chiesa del Santo. Il momento solenne della giornata è quando il parroco
impartisce la Benedizione dei carri contenenti oltre al grano anche altri
prodotti tipici della terra. Con questo gesto sacro si vuoI ringraziare il buon
Dio per il raccolto e propiziare una migliore annata per la prossima stagione. I
prodotti benedetti, vengono portati per le vie del paese come se al loro
passaggio propagassero i loro benefici all'intera comunità. Prima dell'avvento
della tecnologia, i doni venivano portati con asini e muli ma purtroppo oggi in
paese questi animali da soma sono scomparsi, uno solo ne è rimasto, e la
sua presenza nella sfilata sta a ricordare il tempo che passa. E' una festa
gioiosa soprattutto per i bambini che si rendono partecipi indossando costumi
abruzzesi e animando i caratteristici carri. A conclusione della sfilata e dopo
la Santa Messa, San Rocco viene portato in Processione attraversando vie e
viuzze del paese. E' di rigore che almeno una volta l'anno venga portato per il
paese in modo da poterlo proteggere da tutti i mali presenti e futuri. San
Rocco confessore del XIV secolo. Rocco, il rosso, come vorrebbe una diffusa
etimologia del nome, poco plausibile per i linguisti. Un nome non comune, ma
neanche raro, che forse è destinato a scomparire, come si affievolisce il culto
del Santo a cui il nome deve la sua diffusione, personaggio metà storico e
metà leggendario. San Rocco è, o meglio fu', il pellegrino per eccellenza, e
anche il suo abbigliamento, perpetuato dagli artisti, è restato tipico del
pellegrino: cappello largo per riparare dalla pioggia e dal sole, mantello a
mezza gamba, detto proprio .. Sanrocchino .. o "Sarocchino" e in mano il
bordone, cioè il lungo bastone, con appesa la zucca per l'acqua. Sotto il
mantello, in cintola, un rosario dai grossi grani, e sul petto, simile a un
ornamento araldico, una conchiglia marina, che era, per il pellegrino,
l'indispensabile strumento per attingere l'acqua, dalle polle a fior di terra
come dai fiumi impetuosi. Il San Rocca della leggenda e della storia nacque a
Montpelier, in Francia, verso l'anno 1300, da famiglia onorevole anche se non
nobile. Restato orfano non ancora ventenne, divise tra i poveri le proprie
sostanze e parti alla volta di Roma, pellegrino come tanti altri verso la
sepoltura degli apostoli. Fu il primo, ma non l'ultimo viaggio devoto del
pellegrino per eccellenza, il quale pero' si accorse presto che lo spostarsi a
piedi, solo e povero ,da un santuario all'altro, poteva essere un ottimo
esercizio ascetico, ma non era ancora eroica santità. Complice nella sua
decisione fu la peste, che in quegli anni devastava l'Europa, e l'Italia in modo
particolare. Ad Acquapendente, sulla via di Roma, il pellegrino si dedico con
fervore alla cura degli appestati, senza temere il contagio del terribile morbo.
Da allora, ogni città in cui San Rocco fece tappa Roma, Cesena, Novara,
Piacenza fu palestra della sua inesauribile carità verso gli appestati, lievitata
dal soprannaturale fermento del miracolo. Anch'egli contrasse la malattia, e
con la gamba dolorante per un bubbone, si fermo' in riva al Pò, presso
Piacenza, isolato da tutti per non essere di peso a nessuno. Si dissetò con
l'acqua di una polla , e si sfamò con il magro cibo che ogni giorno un cane
randagio gli portava, quel cane che appare immancabilmente in tutte le
raffigurazioni del Santo pellegrino. Già il suo nome correva sulla bocca del
popolo come quello del prodigioso soccorritore di Piacenza, quanto il Santo,
guarito, volle riprendere la strada di casa tornando a Montpelier. Nessuno lo
riconobbe; anzi, venne scambiato per una spia e rinchiuso in carcere. Per 5
anni si consumo' nella reclusione, finchè morì, il. giorno dell'Assunta del
1327, e solo allora venne !riconosciuto dai contadini e dai parenti. La
leggenda aggiunge che le reliquie del Santo di Montpelier vennero poi
trasportate a Venezia, dove la sua devozione fiorì in modo particolare. E fiori'
anche l'arte, nella Chiesa a lui intitolata nella contigua cosiddetta "Scuola di S
.Rocco", dove il Tintoretto, nel 1500, dipinse le sue suggestive e frementi
tele. Nel pomeriggio, i doni votivi vengono portati nuovamente in piazza e
messi all'asta dove una folla di persone cerca di aumentare l'offerta in modo
da portarsi a casa gustosi e tipici prodotti locali. Il ricavato dell'asta va a
coprire le spese della festa. La festa del grano a Dogliola è una
manifestazione che accomuna tutte le generazioni. A conclusione di giornata,
tutti fanno ritorno alle loro case, ed anche l'asino che per un giorno ha avuto il
suo ruolo importante fa ritorno alla stalla accompagnato dal padrone.
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